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. . .


lunedì 6 febbraio 2017

pensieri lugubri

// post mooooolto ma mooooolto triste, sconsigliato a chi è giù di morale, ai sensibili e a chi è morto il pesce rosso.
Sono in piena PMS,  è febbraio, ho parlato con un collega e poi mi sono messa a pensare.


Oggi mi è capitato dire una cosa che non avrei voluto dire mai.
Gli amici non ci sono vicino solo per i giorni felici.
Conta su di me ora, perché se io non fossi qui, per te, adesso,
non avrebbe avuto senso esserci incontrati.

Per poco non è scoppiato in lacrime,
io gli ho sorriso.


Ci sono situazioni in cui dovremmo essere sopraffatti dal dolore, in cui dovremmo sentirci penetrare da esso così come, al suo opposto, ci sentiamo rapiti dalla gioia, in un momento felice.
In virtù dell'amore e la vicinanza che condividiamo con chi è stato colpito da un lutto o una malattia o per l'estremo addio ad una persona che ci è stata cara in vita. In qualche modo si dovrebbe provare dolore.

Io, invece, non provo sofferenza, la morte non mi sconvolge.
Non mi sento sopraffatta perché è parte stessa della vita.
Provo compassione, tristezza, pena.
Capisco la rottura dei legami, l'infrangersi delle speranze. ma non le sento come mie sensazioni.
Per me il dolore arriva dopo, lentamente. È una brezza carica di malinconia che accarezza l'animo e tace. Lasciandoti tra i tuoi pensieri.

Durante le esequie di mio cognato, tutti mi facevano le condoglianze. Mi dicevano di essere forte.. ad un metro da me c'era mia suocera, suo marito e il mio ex, loro avevano perso un figlio e un fratello e dicevano le stesse cose insensate anche a loro.
Tutte quelle lacrime, quella gente sconosciuta, le parole vuote di circostanza..
Una tragedia figlia dell'avventatezza..
Avevo la percezione di essere estranea a quella situazione. Non mi sentivo adeguata.

Ma fu così anche per Nonno Enzo.. solo che di lui pensavo che era stato consumato dalla malattia e la morte poteva solo essere una liberazione dal dolore del corpo.
File di sconosciuti mi stringevano la mano, decine di telegrammi dicevano che era andato via un grande uomo. Avevano ragione su una cosa, fu un grande uomo davvero, il più grande che abbia mai conosciuto, ma non è mai andato via del tutto.

Fu una sensazione simile due anni fa per la nonna Barbara -non sono neanche stata al suo funerale, rimasi a Torino- le portai dei fiori sulla tomba, non chiedetemi che senso abbia, mio padre ci teneva e lo feci per lui. Molto prima di lei fu la stessa cosa per nonno Iano, la sveglia la mattina presto, il viaggio in macchina, la colazione sul tavolo rotondo nella vecchia cucina a di nonna: panini al latte offerti dal panettiere come consolo -tradizione siciliana per cui si porta in dono del cibo alla famiglia del defunto-.
Mia zia mi disse di andare a salutarlo, di non avere paura perché sembrava che stesse dormendo.
Nella sua stanza, pensai che quella era la prima volta che vedevo un morto vero, in un momento in cui mi lasciarono sola al suo fianco gli toccai la fronte, la pelle era più fredda e rigida di quanto non credessi e pensai che i morti sembrano solo morti. non è vero che sembrano dormienti.
Ma lo tenni per me.

Provo questa specie di imbarazzo nel non sentire autentico dolore anche adesso, quando parlo con il mio amico che è distrutto difronte l'agonia della madre.
E io non so che dire, mi sento sempre inadeguata.
Le parole stesse sono inadeguate.

Durante i funerali peggio che mai, in mezzo alla gente sento l'affollarsi di tutti quei sentimenti disordinati tra il dolore, la pena, la disperazione, l'abbandono, la rassegnazione. I sensi si ottundono, si annebbia la mente come se d'improvviso galleggiassi in una bolla su un mare di nebbia.
Così che tutto diventa estraneo e indistinto.
Una coltre di distacco e freddezza mi piomba addosso e nel mio animo tutto tace.
Resto sola in me stessa a pensare alle cose della vita..



Forse sono sensazioni normali per tutti, almeno per tutti quelli che non piangono ai funerali, ma nessuno ne parla mai, perché sono argomenti spiacevoli. A nessuno piace parlare della morte, non me ne stupisco.

Forse è solo perché non concepisco l'idea della morte come una reale fine.

Forse perché è una sorte che toccherà a tutti, e ne sono rassegnata.
Oppure è solo perché sono debole e mi proteggo inconsciamente estraniandomi.

Forse perché a casa siamo molto freddi e sono stata abituata a soffocare ogni emozione dandone sfogo in solitudine.

Forse perché sono solo egoista:


L'unico funerale in cui ho pianto è stato quello di Vincenzo.
L'unica persona per cui mi vengono sempre le lacrime agli occhi quando lo penso -tipo in questo momento-, nonostante siano trascorsi tanti anni, è Stefano.
L'unica che non mi ha minimamente colpito, perché certe cose si sentono forte, è Franziska.
perché la Loro storia è la mia storia.
il loro dolore è stato il mio dolore.
E vorrei che i miei sorrisi di oggi fossero i loro sorrisi di domani.
Piango perché non riesco a spiegarmelo eppure io so.
Perché non ci sono malattie, vecchiaia, incidenti, fatalità che possano alleviare la condanna.
Non ci sono bugie che possono nascondere la disperazione, la brutalità del vuoto dentro, in cui tutti loro ci costringono a guardare e ad ammettere.

Non esiste Dio difronte alla nera trinità che fa dell'uomo giudice, carnefice e vittima di se stesso.



Con queste considerazioni
mi sono rovinata la pausa.. 
vado a lavare via questi pensieri lugubri con una lunga doccia bollente e dopo mi faccio il te.

Il te ha tutte le risposte.


I'm confident tea can make almost anything better

4 commenti:

  1. La morte è una cosa, il dolore, che a volte, non sempre, precede ed annuncia la morta, un'altra.

    La morte l'ha già sistemata Epicuro.
    Ci ha provato anche con il dolore, ma li ha fallito.

    Sei un bell'Universo, Barbara.

    Gio

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    1. Mi riferivo al dolore che la morte lascia in chi vive, il dolore che segue la scomparsa..

      Non posso essere un universo perché non contengo tutto quello che sarò, ma lo attingerò a poco a poco dall'esterno. e non so se c'è qualcosa oltre l'universo, quindi penso che al massimo potrei essere una simpatica Galassia di quelle belle colorate tutte arrotolate attorno al loro Buco Nero.

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  2. Ho pianto per persone che conoscevo poco e son stata impassibile verso altre con cui avevo un legame.

    Non so sspiegarti/mi il perchè. Credo che ognuno di noi affronti il dolore e/o la morte di qualcuno nel momento che accade per quello che è.

    E l'aver il distacco a volte non è egoismo e solo l'espressione di noi in quel momento di vita (poi ilperchè è un discorso a parte). Ma mi sto incartando con le parole. Volevo solo dirti che ho compreso benissimo le tue parole

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    1. Grazie Diamanta,
      è bello sapere di essere capiti in questi frangenti che mi fanno sentire fuori posto e strana.

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