Seguimi, lettore!
sia recisa la lingua infame al mentitore che ha negato l'esistenza
di un amore autentico, fedele sulla terra!


Segui me , mio lettore, soltanto me, e ti mostrerò un simile amore


. . .


domenica 23 luglio 2017

Questa è la storia di uno di noi..


Buongiono, buongiorno io sono Francesco,
un amico di Barbara. vivo a  Torino a volte ma non sempre.
La mia vita mi piace, intendiamoci è incasinata: un bordello, se provassi la metà delle emozioni che provo, se pensassi la metà delle cose che penso e se fossi più stupido sarebbe tutto più facile. Per me. Non è detto per gli altri.

Barbara non mi ha chiesto cosa penso di lei, ma è una ragazza in gamba, a volte indeterminata ma forte, una ragazza apposto, una bella persona, mi piace, ma... non mi piace. Però ha un gran bel culo e io una botta gliela darei.
È pesante, non la capisco, mi innervosisce la forza con cui si ostina nelle cose che pensa, perchè pensa cose sbagliate visto che fraintende quello che dico. Mi fa sesso il suo modo di fare l'amore con me o di scoparmi, a volte ho il dubbio, ma non mi importa godiamo lo stesso.

Io non scrivo, io penso. A volte, quando proprio ne ho bisogno, parlo di quello che penso. Senza pensare a quello che dico.
Ho bisogno di un confidente, di qualcuno che mi capisca, ho bisogno di aprirmi, a volte. A volte ho bisogno di non perdermi nei miei sogni disperati, nei momenti di sconforto e abbandono ho bisogno di qualcuno che ci sappia fare con le cose in cui non sono bravo: darmi un punto fermo.

Apatia, stanchezza e tumulto. Vivo in un'irrequietezza di fondo difficile da cancellare. Sono felice, voglio essere felice, pretendo di esserlo, credo di esserlo, desidero esserlo.. ma non sono felice.
Forse ho capito cosa mi impedisce di raggiungere quello che voglio e sto cercando di correggerlo. Ma non vedo l'evidenza. 
Cerco di risolvere quello che mi blocca, ma non vedo che l'unico blocco sono io.
Perché quello che penso di volere, non è ciò che desidera la mia anima e il motivo che mi spinge a raggiungerlo è una chimera. Ora come ora i miei obiettivi sono un miraggio che la mia mente ha creato e in cui voglio credere.
Se poi si realizzano, sarò felice, per un po' forse. Dopo probabilmente sentirò ancora l'apatia.

La verità è che sono un ipersensibile, presuntuoso, permaloso, ostinato romantico di quelli pure un po' melensi e pesanti. Sono pesante anche di panza. Sono alla spasmodica ricerca di amore, ho fame di amore, ho bisogno di amore e sono uno appiccicoso dentro. Ho bisogno di credere che un giorno mi appiccicherò a qualcuna e sarò felice, tanto felice, per tanto tempo, ma non per sempre.
Però devo essere felice con chi dico io, dove dico io e quando dico io. Perché sono anche un petulante pignolo. 

Ho paura di una cosa sopra tutte.
Ho anche paura di essere spensierato e felice perché mi sentirei perso senza i casini che vivo, ma che sono stanco di portarmi chiusi dentro.
Forse credo di non meritare la felicità che vorrei.
Infatti, se ci penso scelgo sempre ragazze e situazioni che non mi danno quello che desidero. e quando me lo danno non le voglio io.. i gusti sono gusti..

Ora esco da qua e torno a fare il depresso-represso, nella vita vera. ciao.

martedì 11 luglio 2017

Come la pioggia l'estate


mi piace l'odore della pioggia durante i temporali estivi, il bagnato rende i colori più scuri ed intensi, è dolce e malinconico allo stesso tempo.
Mi trasporta in una dimensione parallela in cui smetto di sentire e pensare e il tempo è scandito da tuoni lontani

In questa dimensione magica ripenso all'autunno, alle estati in campagna, nella casa dei nonni, dove la terra bruciata dal sole sprigiona il suo profumo prima ancora che l'acqua la bagni, ai temporali estivi che salutano agosto, alle estati di un amore perduto tra i boschetti, i prati, il Reno, la colazione insieme la mattina con la finestra aperta sulle tracce di un temporale notturno e l'odore, lo stesso odore di terra bagnata che sento qui.
E più che malinconia mi sento trascinare dalla nostalgia di una tranquillità che non provo più.

Da qualche parte nel profondo c'è una tempesta di cui riesco a sentire soltanto gli echi.
È luglio, ma a me sembra che sia novembre.



Questo acquerello è di Cristina Dalla Valentina è delicato, ma ci vedo dentro tutto quello che sento.


domenica 9 luglio 2017

Perle ai Proci


Sottotitolo: lezioni che mi ostino a non imparare.



Io ho una certa affinità con le idee buone a concimare i campi, lo so,
e nonostante lo sappia
-perchè nel momento in cui sto per mettere in pratica l'idea di merda, l'istinto mi avverte-
 vado ad oltranza.

E quindi poi mi merito la fustigazione. Me la merito!!!!! -.-



Quando senti il bisogno di fare una puzzetta, mollala!
Altrimenti risale, matura e ti vengono idee di merda.



So esattamente di cosa avrei bisogno.. ma non ci riesco a farlo. 
Odiavo profondamente quella inetta, incapace di Penelope che stava a far niente, buona a fare una cosa inutile e assolutamente incapace di fare una scelta definitiva.
Mi sento come lei.
Detesto gli inetti.
Detestavo anche Lucia, gattamorta inebetita.

Odio la debolezza. Odio, detesto, aborro sentirmi così incapace. 

Da un po' di tempo mi trovo in una situazione scomoda, familiare e fastidiosa. Dalla quale però non sono mai stata brava ad uscire, da che mi conosco ho la sensazione di non riuscire a farmi valere e mi sento sopraffatta. Il problema di essere persone deboli ma sensibili e attente ai bisogni altrui è che puntualmente si trascurano i propri. Sta cosa di pensare prima a me stessa ancora non ho voluto impararla.

Non è qualcosa a cui penso, non mi ci arrovello sopra, la sento molto nitidamente per quello che è: un bisogno essenziale. 
Ma pensare ai problemi è una cosa, sentire profonda l'esigenza di cambiare è un'altra..
Ma alla fine non ci riesco. Mi blocco. Quando si tratta di fare una cosa per me, egoisticamente mi blocco, e faccio il contrario di quello che dovrei. come un parpaglione.


Non sono mai stata brava in certe cose, come dicevo mi sono spesso lasciata sopraffare o trasportare. 
Ho questo brutto vizio di essere così come sono.
Dio maledica gli ignavi.


Un giorno di questi giuro che mi mando affanculo.
Mi detesto. ogni cellula del mio corpo è meritevole della mia intolleranza.
mi è venuto un istinto omicida che Ramsay Bolton, in confronto è un innocuo ed innocente angioletto.
Odio la mia stessa pelle. me la strapperei a morsi.
Ma io, quando dico #menefotto, non potevo fottermene davvero?




#ilcasoumanosonoio.


ma, odio con altrettanta forza chi, ai miei occhi, se ne approfitta. di qui il gioco di parole del titolo.